EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Educazione sentimentale. Ovvero, l’amore al tempo di Instagram
di e con  Valentina Brusaferro e Martina Pittarello

regia: Valentina Brusaferro
co-produzione Dedalofurioso

“L’educazione alla libertà, che non è altro che educazione sentimentale, passa anche per come si racconta il mondo.”
(Valeria Parrella)

Scheda artistica e tecnica

Lo spettacolo racconta il tempo dell’adolescenza, quando si è lasciata la riva sicura dell’infanzia e si naviga a vista, non sapendo ancora quale sarà l’approdo; quando si cerca faticosamente il distacco dai propri genitori, si vuole ragionare con la propria testa, si scoprono l’amicizia e l’amore.
In scena Samuele, un ragazzo di 15 anni, sua madre Laura, gli amici di Samuele e gli adulti che gravitano attorno al loro mondo, personaggi comuni, impegnati nelle difficoltà della vita quotidiana, a volte deliranti, altre volte saggi, molto spesso disorientati, ma tutti determinati a offrirci il loro punto di vista. La trama si snoda, con ironia e provocazione, indagando i temi di una “nuova educazione sentimentale”, all’epoca dei social, attraverso la faticosa ricerca di un’autonomia di giudizio, tra condizionamenti, falsi miti e pregiudizi.
Nel testo trovano spazio parole raccolte nel corso di numerose interviste, soprattutto a ragazzi e ragazze delle scuole di Vicenza.

La spettacolo è consigliato per un pubblico di minimo 13 anni

#adolescenza #bellezza #identità #paura #disorientamento #corpo #metamorfosi #autonomia #sessualità #amore #amicizia #fiducia #relazione #ruoli #responsabilità #stereotipi #pregiudizi

Dicono di noi i ragazzi dopo aver visto lo spettacolo:

Mi sembrava di sentire tutte le cose che provo nei momenti brutti e nei momenti belli. A volte vorrei dire tante cose ma non so come fare. Ho sentito tante parole che non avrei saputo dire…
(Serena, III media Bortolan, Vicenza)

Mi sono rispecchiato in questo spettacolo. Ho pensato che tante volte mi da fastidio sentire certi adulti lamentarsi e criticare i ragazzi, senza provare a capire i loro pensieri e comportamenti..
( Luca, II superiore, IST Canova, Vicenza)

I genitori e i figli sono entrambi “sulla stessa barca” e questo spettacolo mette in luce entrambi i punti di vista, credo che dopo aver visto questo spettacolo genitori e figli avrebbero molte cose di cui parlare.
( Giulia, II superiore, Liceo Fogazzaro, Vicenza)

Mi ha colpito con quanta naturalità parlano del tema…mi è piaciuto tanto: è stato molto educativo e divertente.
( Sara, III media Muttoni, Vicenza)

L’amore ai tempi di Instagram è uno spettacolo dai ritmi perfetti, che riesce a coinvolgere gli adolescenti attraverso una pluralità di linguaggi dalla forte presa emotiva, mimetici all’esperienza giovanile ma anche allo stupore degli adulti verso quel mondo sconosciuto. Il realismo delle scene non è mai crudo, ma porta con sé un alone di favola morale o di commedia, dove il riso diventa insegnamento o motivo di riflessione. Bravissime le attrici, che cambiamo maschera senza irrigidirla, vivificando in tal modo i personaggi, mai prevedibili, pur incarnando alcuni stereotipi del contemporaneo.

Stefano Guglielmin, insegnante

Valentina Brusaferro e Martina Pittarello mettono in scena uno spettacolo intelligente, incalzante, divertente che riassume lo spaesamento dei nostri tempi, in cui ragazzi, genitori, nonni devono confrontarsi con la rapidità dei cambiamenti in corso. Oltre a fare il punto della situazione, lo spettacolo offre anche qualche suggerimento non banale per uscirne vivi, e magari ridendo.

Stefano Strazzabosco, scrittore e insegnante

“L’educazione sentimentale ai tempi di Istagram” racconta di noi, della nostra quotidianità, dei nostri piccoli e grandi problemi da affrontare come genitori, come figli, come adulti, come amici, svelando perciò un microcosmo in cui ognuno di noi si può riconoscere, che si riflette però nel grande contenitore globalizzato della rete. Lo spettacolo svela non mostra, i personaggi si interrogano, non interpretano, le situazioni dialogano, non sono solo messe in scena, la narrazione scopre, non giudica. Il grande protagonista é l’amore e gli interpreti di supporto sono le emozioni. Le emozioni che si agitano, che si muovono, che muovono, che sequestrano, che spingono e che sbocciano in un’età così mutevole e contrastante come l’adolescenza, di fronte alla quale si specchia un mondo adulto piuttosto attonito e sprovveduto. A complicare le cose c’è uno specchio deformante: la comunicazione nell’era digitale, che riflette una visione schizoide della realtà in cui siano tutti immersi e di cui dominiamo poco o nulla il linguaggio.
Ma per fortuna ci sono il teatro, la bravura e la sensibilità di due autrici/attrici, l’eco di testimonianze reali che aprono e chiudono la narrazione nello sfondo sonoro, a educarci, cioè a condurre lo spettatore fuori da questo mondo liquido per portarlo a guardare dentro, in un atto autentico, intimo, a scoprire la semplicità e la complessità che si agita dentro ognuno di noi. Ci si emoziona, molto, si ride, molto, ci si commuove anche un po’, si prova tanta empatia e rispetto per ciò che siamo, e si esce davvero tutti più umani.

Martina Ferraboschi, mamma e insegnante

NUOVA EDUCAZIONE SENTIMENTALE
Il vaso di Pandora. Questo è stato l’effetto che ha suscitato nei ragazzi delle seconde del “Rossi” lo spettacolo “Nuova educazione sentimentale”, proposto ed interpretato da Martina Pittarello e Valentina Brusaferro. Il brusio in sala non era certo distrazione, ma il segno di un confronto “tra pari” già iniziato sugli aspetti più spinosi e spesso ignorati in una scuola tecnica, dove meccanica ed elettronica non fanno rima con cuore e sentimenti.
L’urgenza di affrontare questi ed altri momenti dello spettacolo si è manifestata successivamente in classe, dove il tema più gettonato è stato il rapporto con la famiglia e con la madre in particolare… Si è parlato anche di sessualità, argomento che con i prof sembra tabù e che invece ha suscitato reazioni vivaci e un linguaggio finalmente autentico (non quello richiesto dagli insegnanti, per intendersi), si sono approfonditi con coinvolgimento pressoché totale i pregiudizi espressi dalle vecchiette nella rappresentazione: riconosciuti come autentici, spesso dividono le giovani generazioni, poco disposte ad essere giudicate, ma spesso pronte a giudicare con poca generosità. …Insomma, una preziosa occasione di confronto e di riflessione che la scuola non può lasciarsi scappare.

Donatella Bertoletti, Itis “A. Rossi” – Vicenza

“E’ difficile per noi genitori trovare le parole giuste per spiegare certe cose ai nostri figli” dice il personaggio della Mamma all’inizio del nostro spettacolo.
Ma quali sono le parole giuste per parlare a ragazzi adolescenti?
Quali siano le “parole giuste” siamo andate a chiederlo a loro, ai ragazzi stessi: abbiamo intervistato ragazzi e ragazze di 13, 14, 16 anni, chiedendo che cosa fosse per loro la bellezza, l’amore, la sessualità, l’autonomia, l’amicizia, il rapporto con il loro corpo, il rapporto con i loro genitori..
Da qui siamo partite.
Le loro risposte spesso ci hanno sorpreso e ci hanno portato in una direzione diversa da quella in cui avevamo immaginato di andare.
Abbiamo ascoltato le loro storie, il loro punto di vista sul mondo, ci siamo fatte guidare dalle loro intuizioni, dai loro racconti sinceri e le parole che abbiamo portato in scena sono le loro.
Abbiamo così immaginato la storia di un ragazzo di 15 anni di nome Samuele, del suo migliore amico e della sua ragazza, alle prese con diverse figure di adulti che gravitano attorno al loro mondo, personaggi a volte saggi, molto spesso disorientati, ma sempre con un giudizio o un parere da esprimere.
Il tempo che si racconta è il tempo dell’adolescenza, quando si è lasciata la riva sicura dell’infanzia e si naviga a vista, non sapendo ancora quale sarà l’approdo, quando si cerca faticosamente il distacco dai propri genitori, si vuole ragionare con la propria testa, si scoprono l’amicizia e il primo amore.
Samuele cerca una propria autonomia di giudizio, facendosi largo tra condizionamenti, falsi miti, e pregiudizi. Il suo è in effetti un percorso di educazione sentimentale negli anni 2020.
E nel suo percorso attraversa, con coraggio, emozioni negative, slanci, interrogativi, riconosce i propri sentimenti, per poter essere sempre più consapevole di quello che gli sta succedendo, per essere libero di scegliere un giorno la propria strada.
Pensiamo che in questo particolare momento per gli adolescenti sia molto importante potersi rispecchiare e riconoscere in storie simili a quelle che vivono in prima persona; ed è inteso a stimolare ognuno a raccontare la propria, senza giudizio e con sincerità, nel tentativo di creare un ponte tra generazioni e, non da ultimo, aprire un dialogo su questi temi che vada oltre il nostro spettacolo…
Il nostro progetto è un inizio, una prima tappa, un work in progress che si alimenta degli incontri con i ragazzi anche dopo la visione dello spettacolo, continuando in varie forme un dialogo con loro, che ne sono i veri protagonisti.

Si ringraziano per la consulenza scientifica:  Anna Zanellato, psicologa e sessuologa;  Elena Fabris, ostetrica;
per le interviste: i ragazzi delle scuole secondarie di Vicenza (Rossi, Canova, Pigafetta, Giuriolo); per i consigli sulla scrittura teatrale: Giuliana Musso.

Le parole dei ragazzi  citate direttamente  nello spettacolo sono di ragazzi/e maggiorenni .

APPROFONDIMENTI:
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