ANIMALI D’INCHIOSTRO

PER UN CURRICULUM DELLA LETTURA NELLA SCUOLA SECONDARIA

Animali d’inchiostro
Bestie della letteratura italiana del Novecento

tre incontri dedicati ad autori del Novecento

1) Primo incontro: Tartaruga, cane, bestiole, capriolo
Letture da Bandini, Parise, Pascutto, Rigoni Stern

2) Secondo incontro: Gabbiani, colombre, polli, gabbiani
Letture da Cardarelli, Buzzati, Giacomini

3) Terzo incontro: Oche, farfalla, galline
Letture da Saba, Guerra, Landolfi, Malerba

Introduzioni di Stefano Strazzabosco (insegnante, poeta, traduttore, critico) Letture di Martina Pittarello (attrice e lettrice)

DURATA: 1 h.
Ciascun incontro può essere ripetuto nella stessa giornata, a seconda delle esigenze

 

OBIETTIVI:

  • Integrare la programmazione curricolare con autori solitamente non previsti
  • Completare la formazione dei ragazzi con un curriculum “personalizzato”
  • Conoscere opere di autori veneti e, in particolar modo, vicentini
  • Avvicinare al linguaggio poetico contemporaneo

PASSATO PROSSIMO

PER UN CURRICULO DELLA LETTURA NELLA SCUOLA SECONDARIA

Passato prossimo
Fondamentali del secondo Novecento italiano

Introduzioni di Giulia Basso (critica, studiosa e ideatrice del progetto Itinerari Letterari) Letture di Martina Pittarello (attrice e lettrice)

tre incontri dedicati ad autori fondamentali del Novecento

1) Primo incontro: Lettera a una professoressa, Don Milani e la Scuola di Barbiana
Nel maggio del 1967 esce Lettera a una professoressa, scritto don Lorenzo Milani e dagli alunni della scuola di Barbiana. Una testimonianza viva e attualissima per riflettere sui cambiamenti in atto nella scuola e nell’educazione.

2) Secondo incontro: Calvino e la città, pagine scelte da Marcovaldo
Le novelle, associate ognuna ad una delle quattro stagioni dell’anno, hanno sempre per protagonista il buffo e malinconico Marcovaldo. Il tema dell’ambiente e della natura suggerirà collegamenti ad altre opere di Calvino (e non solo).

3) Terzo incontro: “Qua una volta era tutta campagna”
Antonio Barolini, Neri Pozza, Goffredo Parise, Guido Piovene, Luigi Meneghello: pagine scelte di autori vicentini del secondo Novecento.

 

DURATA: 1 h.
Ciascun incontro può essere ripetuto nella stessa giornata, a seconda delle esigenze

 

Contro la violenza di genere a scuola arriva l’educazione sentimentale

Contro la violenza di genere a scuola arriva l’educazione sentimentale
(Federico Marconi, L’Espresso, 13 agosto 2018)

Debutta nei licei del Piemonte l’ora per insegnare ai ragazzi le ragioni del cuore e della relazione tra i sessi

La donna? «Ama essere presa con violenza». «È nell’ordine della natura che le mogli servano i loro mariti». «La donna è fatta per piacere ed essere soggiogata». «La donna è un maschio menomato, un sacco vuoto, un individuo castrato». Quattro frasi che sembrano pronunciate in un becero discorso da bar o scritte in uno dei tanti post che tutti i giorni si possono leggere sui social network. Parole forti, dure, piene di disprezzo, sentite e risentite e che fanno parte della nostra quotidianità.

Ma se fossimo in un bar e assistessimo a questo scambio di battute, davanti non avremmo quattro persone qualsiasi. Ad affermare che la donna ama essere presa con la forza è Ovidio, il poeta latino le cui parole sono ancora oggi scritte dagli amanti nelle loro lettere e stampate all’interno dei cioccolatini. La seconda frase è di uno dei padri della Chiesa, Sant’Agostino. La terza di un altro grande pensatore europeo, Jean-Jacques Rousseau. L’ultima è invece del padre della psicanalisi, Sigmund Freud. Si potrebbe continuare all’infinito, citando le Sacre Scritture («Soggiacerai al potere dell’uomo ed egli dominerà su di te»), Euripide, San Paolo, Nietzsche, ma il risultato è sempre lo stesso: la connotazione della donna come essere stupido, diabolico, inferiore.
Connotazione che plasma la mentalità di tanti uomini che, consciamente o meno, finiscono per assorbire i precetti di un pregiudizio vecchio come il mondo. E che sfocia talvolta nella violenza e nel sangue: basti pensare che nel solo 2017 – stando al rapporto Eures – quasi 7 milioni di donne italiane hanno denunciato di aver subito violenza fisica e/o sessuale, 114 sono state vittime di femminicidio, una ogni tre giorni. In Europa il quadro non migliora: anzi, il tasso di violenza in Italia è tra i più bassi del continente. Se nello stivale è quasi una donna su tre a segnalare di aver subito abusi, nei Paesi del Nord Europa – secondo l’Agenzia per i diritti fondamentale dell’Ue – il rapporto diventa di una ogni due.

Un problema profondo che coinvolge e sconvolge una società, quella italiana ed europea, che piange e s’indigna ogni volta che salta fuori un nuovo fatto di cronaca, ma che poco si interessa alla prevenzione di questa ferita che ogni anno rischia di farsi più profonda.

Liberi dai pregiudizi

Ed è proprio per provare a trovare una cura che dal prossimo anno scolastico il Consiglio regionale piemontese e l’Associazione Filosofia in Movimento porteranno l’educazione sentimentale nei licei di Torino e di tutto il Piemonte. L’introduzione della nuova “materia”, che riprende il nome dal romanzo di Gustave Flaubert, è una novità assoluta nel panorama scolastico italiano, è stata fortemente voluta dal consigliere Gabriele Molinari e dal professor Paolo Ercolani, docente di filosofia dell’educazione all’Università di Urbino.

Un progetto inedito quello realizzato dalla coppia Molinari-Ercolani che supplisce la mancanza d’iniziativa delle istituzioni nazionali. Nel corso della passata legislatura la deputata di Sinistra Italiana Celeste Costantino aveva presentato una proposta di legge per l’istituzione di un’ora di educazione ai sentimenti alle medie e negli istituti superiori. Proposta, mai approvata, con cui si voleva dar seguito all’applicazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne del 2011. Con la convenzione si chiedeva agli Stati di introdurre l’educazione all’affettività nelle scuole: è stata applicata in tutta Europa, eccetto che in Grecia e in Italia. Adesso però le regioni stanno provando a colmare il vuoto lasciato dal parlamento: si parte dal prossimo anno nelle scuole piemontesi. Marche, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio hanno chiesto informazioni sul progetto e presto potrebbero accodarsi.

Il progetto al via in Piemonte interesserà gli studenti del quarto e quinto anno delle superiori. Sarà composto da una serie di lezioni sulla storia e la filosofia intorno al rapporto tra il mondo maschile e femminile, tenute dal professor Ercolani, e lezioni in cui la psicologa Giuliana Mieli fornirà ai ragazzi gli strumenti conoscitivi e sentimentali per avere delle relazioni sane e libere dai pregiudizi. «Portare l’educazione sentimentale nelle scuole permette di fornire ai ragazzi conoscenze e strumenti che gli consentano di diventare degli adulti in grado di vivere un’affettività equilibrata», dice Ercolani. Si prevede che il progetto coinvolgerà circa duemila studenti.

Fuori dai social

Guai però a confondere l’educazione sentimentale con l’educazione sessuale. «L’educazione sessuale è ormai anacronistica, nonostante si discuta da quarant’anni sul suo inserimento nell’offerta formativa: i ragazzi ormai sono quasi più esperti di noi sulla meccanica del sesso», dice Ercolani. Le grandi resistenze che hanno ostacolato l’educazione sessuale nelle scuole non sono però meno forti per quanto riguarda l’educazione ai sentimenti: «Molti genitori sono spaventati dall’idea che i loro figli possano affrontare in classe un argomento che mina alcune convinzioni tradizionali», spiega Ercolani.

Si parlerà molto anche di social network, strumenti di cui gli adolescenti fanno larghissimo uso. E che, di riflesso, hanno un grande effetto sul loro comportamento: entrare in contatto grazie all’ambiente protetto dall’intermediazione dello schermo procura sempre più spesso l’incapacità di stringere rapporti affettivi profondi, troppo diversi dai rapporti fugaci come quelli che si intrattengono in chat.

I ragazzi non sanno più come corteggiare ed entrare in relazione reale con l’altro, diventando aggressivi; le ragazze non riescono più a lanciare i giusti segnali, creando cortocircuiti affettivi.
Spiegare ai più giovani i cambiamenti nelle relazioni tra i sessi, superare culturalmente ogni tipo di violenza di genere, sfatare i pregiudizi sempre esistiti sull’inferiorità della donna, educare al rispetto reciproco: l’educazione sentimentale vuole fornire ai ragazzi gli strumenti per vivere in un ambiente affettivo sano. Puntando sulla prevenzione e restituendo centralità alla scuola, una novità in un contesto in cui istruzione e cultura sono costantemente screditati.

«La violenza di genere è una realtà sommersa che viene spesso alla luce solo quando accade una disgrazia clamorosa. Allora si mobilitano le persone, parlano le grandi star, si fanno manifestazioni: ma queste sono solo reazioni a caldo», conclude il professor Ercolani, «il problema non si risolve così: bisogna aggredire le cause all’origine. Andando nelle aule scolastiche e partendo dai nostri ragazzi».

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Educazione sentimentale
ovvero, l’amore al tempo di Instagram

con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello

Educare alla vita emotiva a scuola per prevenire la violenza di genere

Educare alla vita emotiva a scuola per prevenire la violenza di genere
(Vanna Iori, Huffpost, 5 aprile 2018)

Fare scuola oggi non può prescindere da questo tentativo

Gli episodi di violenza che vedono protagonisti i ragazzi si stanno moltiplicando tanto che siamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa. La cronaca quotidiana è segnata da aggressività che denotano non solo mancanza di empatia ma anche una difficoltà, a tratti insormontabile, di riconoscere e accettare le differenze o le fragilità. È del tutto evidente che le risposte non possono limitarsi a misure repressive ma devono fondarsi su nuovi percorsi formativi che, a partire dalla scuola, educhino le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del percorso educativo, alla dimensione affettiva.

In questo senso, sarebbe fondamentale che tutte le forze politiche riconoscessero l’urgenza di intervenire per dare dignità di cittadinanza al sapere emotivo e riconoscere i sentimenti come una parte fondamentale dei processi di conoscenza. Per farlo, tuttavia, è necessario superare contrapposizioni ideologiche, spesso strumentali, che avvelenano il dibattito pubblico e spingono molti a rifiutare tout court il ruolo dell’intelligenza emotiva nella costruzione dei percorsi formativi.

Molti di coloro che gridano al gender e al rischio di corruzione dei ragazzi con l’introduzione nella loro formazione di comportamenti deviati, trascinano consapevolmente la discussione su un terreno sbagliato, mistificatorio e trascurano quello che è il senso profondo dell’educazione ai sentimenti che, prima di ogni altra cosa, vuol dire assumere consapevolezza di ciò che si sente e assumere un atteggiamento di responsabilità rispetto alle azioni che si compiono a seguito dei sentimenti provati.

Si tratta quindi di rispetto nei confronti della propria vita emotiva che può finalmente essere riconosciuta e accettata anche dagli altri. Prima i ragazzi riescono a compiere questo percorso verso sé stessi, più rapidamente saranno in grado di capire cosa significa accogliere e avere cura delle differenze e delle fragilità.

Oggi la grande sfida dei sistemi educativi è proprio questa: tenere insieme le competenze emotive con quelle cognitive. Fare scuola oggi non può prescindere da questo tentativo. Cosa sono le competenze se non la capacità di usare consapevolmente e efficacemente le conoscenze e le attitudini in rapporto ai contesti? Se la scuola non ha gli strumenti per sostenere un’adeguata maturazione affettiva e relazionale come può insegnare i diritti e i doveri? Come può contribuire a insegnare ai ragazzi a stare al mondo come cittadini?

Quasi tutti i paesi europei hanno predisposto in campo educativo e scolastico strumenti di sensibilizzazione, di educazione all’affettività e di lotta agli stereotipi. In Italia si affida questo compito alla capacità di iniziativa di singoli dirigenti scolastici o docenti che, nell’ambito dell’autonomia concessa a ogni scuola, decidono -con il consenso delle famiglie- di avviare dei percorsi specifici. Quello che accade in molte scuole. Per esempio all’Istituto Comprensivo Nichelino II, nel Torinese, come è riportato su la Stampa, si è da poco concluso un ciclo destinato alle quinte elementari: una serie di incontri sull’educazione affettiva che rientrano nel più vasto tema della cittadinanza. Ma parliamo di singole esperienze a macchia di leopardo perché una legge non c’è. Anche in questo ambito siamo imperdonabilmente in ritardo.

Per questo ho depositato una proposta di legge che è il frutto del lavoro avviato in commissione cultura nella scorsa legislatura. Un testo base, su cui invito le altre forze politiche alla discussione, in cui si prevede che i curricula scolastici di ogni ordine e grado, siano integrati con l’educazione interdisciplinare ai principi di rispetto delle differenze nella tutela delle pari opportunità, all’educazione alla parità tra i sessi e all’educazione socio-affettiva come strumento prioritario di prevenzione della violenza e di tutte le discriminazioni, procedendo dal contrasto dei discorsi di odio. Se vogliamo davvero trovare risposte adeguate non possiamo che partire da qui. Dalle scuole e dal coraggio di educare ai sentimenti.

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Educazione sentimentale
ovvero, essere belli al tempo di Instagram

con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello