Dopo l’ora di storia… ci potrebbe essere un’ora di storia del porno?

Nuova educazione sentimentale
ovvero, essere belli al tempo di Instagram

Lezione-spettacolo
con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello

Dopo l’ora di storia… ci potrebbe essere un’ora di storia del porno?
di Davide Testa, blogger e articolista

Si apprende, leggendo un articolo di Repubblica che il presidente Emmanuel Macron ha espresso preoccupazione per il largo uso di materiale pornografico, soprattutto in rete, fatto dagli adolescenti francesi. Il dibattito che ne è conseguito, ha coinvolto il Ministero dell’Istruzione d’Oltralpe e potrebbe portare, in un prossimo futuro, i presidi delle scuole medie a introdurre “l’ora di pornografia”.

Si può immaginare, fin da ora, professori adeguatamente formati, che spiegheranno ai propri studenti come si realizza un filmino porno. Dopo un paio di ore di matematica, una di storia della pornografia non ci starebbe male.

Superato il primo impatto, creato dell’ironia con un argomento che vi si presta facilmente, si può ora procedere a un’analisi più approfondita. Nell’era della tecnologia ad alta efficienza, il porno è di una fruibilità disarmante.  Un bambino sì un bambino, perché un adolescente è già navigato in merito alla visione di materiale pornografico, può scovare con un paio di clic qualsiasi tipo di amplesso, sul telefonino o sul PC

L’allarme lanciato da Macron non è infondato. I ragazzi di oggi scoprono molto presto il sesso, e lo praticano altrettanto precocemente.

L’approccio distorto al sesso dei giovani

I giovani, in molti casi, hanno un approccio distorto con il sesso. Alimentano le loro fantasie ammirando le prestazioni sessuali che il web fornisce e che non rispecchiano la realtà, poiché produzioni cinematografiche con porno attori professionisti. Trame che vedono improbabili casalinghe impegnate in giochi erotici con aitanti giardinieri e superdotati idraulici; orge improvvisate dentro ville in località marittime; donne che fanno sesso con più partner.

Anche nei video amatoriali, quelli dove un qualunque cittadino privato ha deciso di mettere in rete le proprie performance, il senso del rapporto sessuale è dirottato solo verso un’area di godimento meccanico, deprivandolo dell’intimità, riducendolo a un esercizio della carne da mostrare allo spettatore virtuale.

Una lezione di pornografia potrebbe aiutare a decodificare il messaggio trasmesso dal mondo dell’erotismo on line. Un insegnante può far capire che i filmati pornografici sono solo una rappresentazione di desideri, a volte perversi. La pornografia moderna è sempre più un mondo parallelo, dove molto spesso i giovani ci fanno un salto senza gli strumenti critici adeguati.

Non deve stupire se il tema è stato sollevato dall’inquilino dell’Eliseo. In Francia, le scuole impartiscono lezioni di educazione sessuale sin dal lontano 1973. Nelle scuole si devono impartire non meno di 30-40 ore di lezione, inoltre distribuiscono profilattici ai ragazzi, fin dalla terza media. Ma anche in altri paesi europei l’educazione sessuale è svolta nelle scuole; in Olanda si studia a scuola dai 4 ai 15 anni, in Austria è obbligatoria dal 1970 ed è inserita nell’ora di biologia, inoltre c’è il progetto love talks che da la possibilità di far partecipare i genitori con i docenti durante le lezioni in classe. In Germania è obbligatoria in tutti gli istituti dal 1995. In Svezia, anche qui dal 1995, l’educazione sessuale è obbligatoria tra i 12 e i 13 anni. Alle superiori le lezioni in questione sono supportate anche da un cartone animato, dove si tratta il tema del sesso con chiarezza. In Danimarca è trattata nelle scuole primarie e nel primo anno delle superiori. Per certi versi i danesi hanno anticipato i francesi; alcune lezioni sono tenute da omosessuali e prostitute, fornendo ulteriori contributi in collaborazione con i docenti preposti. E i genitori non possono far astenere i propri figli dalle lezioni.

L’Italia è il fanalino di coda in questo campo, poiché non c’è l’obbligo per l’educazione sessuale. Un tema ancora confinato dietro preconcetti e retaggi culturali. Dopo questa rapida panoramica, il discorso su delle lezioni di pornografia assume contorni molto meno surreali. Può diventare un atto preventivo, in un mondo dove la pornografia on line 24 ore su 24, tende a stravolgere l’idea del rapporto sessuale nella mente di un adolescente o un bambino, trasformandosi in un potente disinnescante delle emozioni. Il sesso visto come gesto meccanico, immerso nelle più svariate e fantasiose situazioni, lo priva del sentimento che porta due persone a desiderarsi.

Come ricorda il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti le emozioni si apprendono, non sono innate. Il processo di apprendimento comincia prima di tutto in famiglia, e poi nel mondo. Le emozioni hanno bisogno della parola prima che della carne.

Il sesso è un linguaggio

Galimberti nel suo saggio “Parole Nomadi” tratta l’erotismo. L’erotismo è prima di tutto una forma di linguaggio che oltrepassa il concetto di solo atto fisico, è nel desiderio dell’altro o l’essere oggetto del desiderio che si scopre come essere umano sessuato. Il desiderio e la sessualità uniscono un corpo a un altro corpo e non sono un istinto. Desiderio e sessualità sono le prime modalità con cui un bambino aderisce a un ambiente, quindi la prima comprensione del mondo avviene “attraverso una sensazione intima e segreta che colorisce le cose di significati affettivi, per cui un volto è simpatico o antipatico…”.

Un’altra “parola nomade” trattata dal filosofo è sessualità. La sessualità è vista come una pulsione che delinea il desiderio di un essere umano. L’autore descrive la pulsione non come istinto, ma come la intendeva Freud: “La pulsione è una costituente psichica che rende il comportamento non meccanicisticamente determinato, non preformato nel suo svolgimento, non necessariamente diretto al suo oggetto, non circoscritto a una determinata situazione ambientale”. La sessualità vissuta come essere umano, non guidato dall’istinto che lo circoscrive a un comportamento determinato.

Galimberti ricorda che non si deve scindere la sessualità dalla componente umana che la costruisce, e che la distingue dall’animale. E nel processo di costruzione la sessualità può essere anche sublimata in forme di espressione, nel campo dell’arte e della cultura ad esempio.

E allora, se in Francia si apre un dibattito sulla possibilità di introdurre lezioni sulla pornografia nelle scuole, non deve stupire più di tanto.

Comprendere che l’atto carnale visto in rete è completamente slegato dal principio di realtà, è svuotato di tutta la componente emotivo-affettiva, è solo una funzione di supporto per delle fantasie individuali, risulta essere, quindi, importante. Docenti adeguatamente preparati sul tema, potrebbero svolgere con più autorevolezza la loro funzione educativa e aiutare, così, i ragazzi nel loro percorso di crescita.

Scritto da Davide Testa, blogger e articolista

Riferimenti bibliografici

Galimberti U. (2006). Parole nomadi. RM: Feltrinelli Editore

Dovremmo essere tutti femministi_ Chimamanda Ngozi Adichie

In Svezia tutti i sedicenni riceveranno una copia del manifesto femminista di Chimamanda Ngozi Adichie

(Internazionale)

“Difficile che a 16 anni io sapessi che cosa significava la parola ‘femminista’”, confessa Chimamanda Ngozi Adichie, la scrittrice nigeriana che ha ricevuto diversi premi per opere come Metà di un sole giallo e Americanah. “Però ero femminista”, aggiunge convinta.

L’ultimo libro di Adichie è Dovremmo essere tutti femministi, un saggio intimo che parla di politica della sessualità, di costruzione del genere e delle esperienze personali dell’autrice in quanto donna africana (è uscito sul numero 1079 di Internazionale). Il testo, un adattamento di una conferenza Ted tenuta da Adichie nel 2013 che nel frattempo ha avuto più di due milioni di visualizzazioni su YouTube, è sia una narrazione sentita sia un appello all’azione femminista al livello globale.

CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE A TEDXEUSTON NEL 2013

Questo appello ha ricevuto una reazione attenta almeno in uno stato. In Svezia, dove il libro è uscito il 1 dicembre, diverse organizzazioni hanno unito le forze per distribuirlo a tutti i sedicenni del paese.

La Swedish women’s lobby (Swl), in collaborazione con la casa editrice Albert Bonniers Förlag, con la United Nations association of Sweden e con diversi altri gruppi, il 2 dicembre ha annunciato che farà in modo che una copia gratuita del libro sia distribuita a tutti gli studenti del penultimo anno delle scuole superiori. Finora sono più di centomila i volumi distribuiti, e per il mese prossimo la Swedish women’s lobby progetta di fornire delle schede didattiche agli insegnanti.

Anche se il libro sarà distribuito gratuitamente solo agli adolescenti, la speranza è che tutti i cittadini ne traggano beneficio. Clara Berglund, la presidente della Swl, ha detto: “Avrebbero dovuto leggere un libro come questo i miei compagni di scuola maschi quando avevamo 16 anni”. Il saggio di Adichie, ha aggiunto Berglund, sarà “un regalo per noi e per le generazioni future”.

Alla conferenza stampa organizzata dal gruppo a Stoccolma per annunciare il progetto, Adichie si è rivolta in videoconferenza agli studenti delle scuole superiori svedesi con queste parole:

Per me il femminismo è una questione di giustizia. Sono femminista perché voglio vivere in un mondo più giusto. Sono femminista perché voglio vivere in un mondo in cui nessuno dica mai a una donna che cosa può o non può fare, che cosa deve o non deve fare, solo perché è una donna. Voglio vivere in un mondo in cui gli uomini e le donne siano più felici, in cui non siano vincolati dai ruoli di genere. Voglio vivere in un mondo in cui gli uomini e le donne siano davvero alla pari, e per questo sono femminista.

Naturalmente la Svezia non è l’unico paese che ha esaltato il libro di Adichie come modello di discorso femminista. In questi giorni il saggio è in cima alla classifica di Amazon dei best seller dedicati agli studi di genere e la cantante statunitense Beyoncé ha perfino campionato le parole di Adichie in un brano pop incluso nel suo ultimo album.

(Traduzione di Floriana Pagano)

 

https://www.internazionale.it/notizie/
2015/12/04/dovremmo-essere-tutti-femministi-chimamanda-ngozi-adichie

21 ottobre h 21: memorie di donne partigiane @Bocciodromo

domenica 21 ottobre, ore 21/ centro sociale bocciodromo,
via Rossi 196, quartiere dei ferrovieri a Vicenza:
rassegna “appunti sulla libertà”

IL GUERRIERO GIUSTO E L’ ANIMA  BELLA: L’DENTITA’ FEMMINILE NELLA RESISTENZA VENETA
con Sonia Residori, Martina Pittarello, Michela Rossato e Michele Vencato

Mia figlia, 12 anni, e i video porno sul telefono

Nuova educazione sentimentale
ovvero, essere belli al tempo di Instagram

Lezione-spettacolo
con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello


Mia figlia, 12 anni, e i video porno sul telefono
(Concita De Gregorio, Repubblica, 16 gennaio 2018)

Grazie a Giacomo M., Roma

“Mamma cosa mi dicevi che era un film porno?”.

“Domanda bruciapelo di nostra figlia, 12 anni. Seconda media, scuola pubblica romana. Insegnanti con armi spuntate contro l’inarrestabile avanzata delle corazzate di Snapchat, whatsapp, Facebook, Instagram e altre Ferrari del mondo social: è girato un video porno durante la lezione, in classe”.

“Ecco: con gli smartphone abbiamo messo delle Ferrari in mano ai nostri figli preadolescenti. L’altro giorno un padre mi raccontava che al figlio di terza elementare è stato girato un video porno da un compagno di classe: 8 anni. L’altro anno nostra figlia (prima media) era l’unica in classe a non avere un cellulare. I compagni l’hanno spappolata psicologicamente fino a che non abbiamo convenuto che era meglio fornirle un telefono, condividendo le regole di utilizzo e spiegandole in maniera serena ma puntuale i rischi (non farsi riprendere in situazioni che non le piacerebbe gli altri vedessero, non scrivere offese, etc)”.

“Non possiamo tenere nostra figlia in una campana di vetro, ma davvero i mezzi social amplificano potentemente le (instabili) emozioni e pulsioni dei preadolescenti. Sono armi troppo potenti. Per carità molti di noi alla loro età parlavano di sesso, qualcuno lo praticava già, tanti si ingegnavano per sgattaiolare dal giornalaio compiacente, ma era tutto molto meno accessibile. Non veniva offerto sistematicamente trenta volte al giorno sul telefono personale”.

“Oggi se non giri video o immagini porno nelle chat dei 40enni sei un bigotto, un rompiscatole. Ho amici che sono usciti dalla chat della squadra di calcio per questo motivo, contro le prese in giro dei compagni. Ma i nostri figli è impossibile che abbiano a quella età la stessa forza morale, perderebbero quella cosa cui un preadolescente non può rinunciare: la reputazione (reale o digitale che sia, ormai sono fuse)”.

“Davvero vogliamo crescere dei ragazzi che si aspettano che le future compagne facciano prestazioni da pornostar e delle ragazze che se non eseguono le medesime hanno una reputazione da suora? E’ questo il modello che violentemente stiamo offrendo loro: essendo tutto accessibile e socialmente obbligatorio glielo stiamo imponendo”.

“Gli altri genitori mi dicono ‘sono ragazzi. Non puoi fermare la tecnologia’. Fermarla no, ma regolarla sì. Per una volta possiamo essere lungimiranti e immaginare leggi che aiutino i genitori e le istituzioni a crescere le generazioni future? La Francia sta iniziando”.

“Basterebbe imporre per legge ai vari social di mettere dei VERI parental control (quelli di oggi sono all’acqua di rose) che blocchino con un solo click almeno i video hard. O impedire giochi dove vengono adescati i nostri figli da adulti con finte utenze?”.

“Se ci fosse anche solo un politico che proponesse leggi dure al riguardo… in Italia siamo 25 milioni di famiglie. Se si avesse la statura dei nostri padri costituzionalisti, oltre a un po’ di fermezza che va sopra gli interessi delle multinazionali del digitale, sarebbe un vero plebiscito”.

“Figlia mia il porno è un mercato dove ci sono degli attori che fanno l’amore davanti a delle videocamere per guadagnarsi da vivere. Torna a studiare”.