Su Radiopinocchio

RadioPinocchio con Vasco Mirandola, Martina Pittarello e Gabriele Grotto.. eccezionali💓
Il miglior Pinocchio che ho visto/sentito/( e immaginato, grazie a rumori ed effetti “speciali” 🙂 )

(grazie a Melissa M. Frizzo Zanella)

Il quotidiano esercizio di potere sulle donne: «Il tuo corpo mi appartiene»

Nuova educazione sentimentale
ovvero, essere belli al tempo di Instagram

Lezione-spettacolo
con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello


Il quotidiano esercizio di potere sulle donne: «Il tuo corpo mi appartiene»
(Valeria Parrella, L’Espresso, 19 luglio 2017)

Tra le dimissioni in bianco e il fertility day non c’è differenza: la donna è comunque considerata un contenitore. E i diritti negati sono la normalità

Se guardiamo le militanti del Pd reggere gli ombrelli ai loro compagni, e ne restiamo, donne e uomini, orripilati, e chiamiamo questo atteggiamento “maschilismo” facciamo un errore. Anzi, gli facciamo un favore: lo facciamo apparire come un fenomeno episodico, un comportamento di pochi o molti, ma insomma circoscritto, all’interno di un discorso globale che altrimenti andrebbe (ci si aspetta che vada, si finge che vada) in un altro modo. È diverso, per intendersi, dalla rivendicazione machista del “ce l’ho duro” che la Lega rendeva parte costituente del proprio manifesto, è molto più grave perché è un atteggiamento naturale, neppure richiesto: nato, e accettato. E come tutte le cose che nascono e vengono accettate con naturalezza, salvo stigmi esterni, è sintomo profondissimo e pervasivo, quindi mostra una situazione più pericolosa: è la gestione del potere.

C’è un genere, incarnato da una maggioranza di individui che gli appartengono, che con gli schiaffi, con la persuasione, con il portafogli, con l’acido o con i seggi in parlamento, comanda. Le società sono sperequate – e il mondo è molto sperequato se una metà di esso deve fuggire, per sopravvivere, nell’altra metà – ed è ciò che quella fotografia racconta: l’incapacità di un comune sentire degli esseri umani sul piano dei diritti, delle aspettative e delle possibilità. Per questo mette terrore.

Gli uomini e le donne che sono pronti a riconoscere atteggiamenti “maschilisti” in Trump, lo vedono che il germe di essi riluce negli occhi dell’obiettore di coscienza mentre nega la pillola del giorno dopo a una ragazzetta di sedici anni? Che quell’individuo sta dicendo: il tuo corpo mi appartiene oltre quello che tu davvero vuoi farne? Perché il discorso è sempre sui corpi che si abbatte. Tra far firmare le dimissioni in bianco a una donna che viene assunta, e inventare e promuovere il fertility day, come differenza c’è solo che il primo comportamento è illegale e il secondo è legale, non è poco, per carità: ma sul piano morale ed etico non c’è nessuna differenza. Entrambi dicono: quel corpo è un contenitore: bada di farci i figli in tempo, se ci riesci, e quando ce li fai resta a casa e non tornare a lavorare.

Se lo chiamiamo maschilismo gli regaliamo, in italiano, lo stesso suffisso del femminismo, e qualche sbadato potrebbe pensare che siano l’uno lo specchio dell’altro. E non che il primo è un nomignolo dietro cui nascondere l’esercizio furioso e totalitaristico del potere. Qualcosa che gli consente, linguisticamente, di prendere le distanze dal femminicidio, così che la sua idea, in forma più sbiadita, possa vivere anche in chi non se l’aspetta (sì, sono maschilista, ma le ho dato uno schiaffo, mica l’ho uccisa). Questa cosa non ha latitudini: c’è chi la vede e ne è terrorizzato e chi non la vede. Poi c’è chi la esercita, e anche lì con più o meno consapevolezza. C’è chi vede, per esempio, che le ragazze minotauro, quelle che in India protestano indossando maschere di mucca per ricordare che le vacche sacre sono più tutelate di loro stesse, sono esattamente l’anello di congiunzione tra il giudice che rimette in libertà il pluridenunciato persecutore, e la sua vittima. Che spesso gli uomini che non utilizzano il congedo parentale sono quelli che poi ritengono che il burkini sia soffocante.

Non è maschilismo perché se lo fosse, le donne lo odierebbero, e invece in questo modus vivendi sono intrappolate loro stesse al punto da trovare odiose quelle che la pensano diversamente, che rivendicano “troppo”. Vado in un liceo classico e dico che la prostituzione va chiamata schiavitù, che nel cuore del centro storico di Napoli c’è una strada piena di ragazze nigeriane della loro stessa età, ma invece di star sedute nei banchi, stanno lì aspettando che una bestia le usi. Dopo, la professoressa di italiano mi si avvicina e dice: “bestia” non è un po’ troppo? Allora non chiamiamolo maschilismo. Chiamiamolo l’inizio del mondo distopico immaginato da Margaret Atwood nel Racconto di un ancella. Un posto dove quel poco di umanità sopravvissuta sul pianeta passa per tre tipi di donne: quelle inutili (vecchie, non fertili) mandate ai lavori forzati, quelle egemoni (le mogli dei generali che non riescono ad avere figli) e quelle utili (le ancelle, devono farsi ingravidare dai generali avendo rapporti sessuali solo nei giorni dell’ovulazione).

L’educazione alla libertà, che non è altro che educazione sentimentale, passa anche per come si racconta il mondo. Nei licei se una ragazza fa tanto l’amore è una puttana e se un ragazzo fa tanto l’amore è un figo. È stato letto, a questi studenti, Le Troiane? È stato loro spiegato? Perché era questo, e non il trimetro giambico, da cercare nel testo: le schiave sessuali dell’Isis e nei campi del casertano, gli stupri di guerra a Damasco, adesso.

Forse non in tutti i licei, forse non in tutte le città, forse non tra tutti i ragazzi. Ma a volte, e io le incontro, le ragazze sperimentano la loro libertà sotto il giogo di un giudizio feroce. La scontano, quella fanciullezza in cui credono che sia tutto possibile, la scontano più dei maschi. Avete mai sentito i padri delle figlie femmine, uomini di quarant’anni, emancipati, divertenti, parlare di quel “contrappasso” capitato loro in sorte per essersi portati a letto mezzo mondo e adesso avere una figlia che sarà vittima della stessa “caccia”?

Al politecnico di Torino tre laureandi su cinque pensano che la collega in minigonna si è “cercata” una mano sul sedere. Io questi futuri ingegneri li vorrei tanto invitare a lezione da un contadino di Pienza: lo stesso che ha fatto lezione a me una domenica di maggio nella piazza dove si era appena concluso un incontro di “caffeina- emporio letterario”. Si era parlato di desiderio femminile. Alla fine dell’incontro mi si avvicina con timidezza, avrà una cinquantina d’anni, è vestito con abiti semplicissimi, mi sorride e mi racconta di essere un bracciante agricolo che lavora in una cooperativa lì, nella campagna toscana. Infatti, ora ci faccio caso, ha le mani callose, il viso cotto, gli occhi chiari: mi racconta che quando era piccolo suo padre, che faceva il pastore, picchiava sua madre e sua sorella, mentre lui, maschio, riusciva a scappare su per i pascoli. E lui scappava e si sentiva in colpa. “Io per togliermi di dosso tutta questa ingiustizia ho dovuto fare un lavoro, e l’ho fatto per lei, mia moglie, che mi ha insegnato tantissimo- mi indica una donna magnifica, elegante, che si gira verso di noi e ci sorride – “Per me è difficile venirle a dire queste cose – mi dice commosso e serio – se i miei colleghi mi vedessero ora, signora, mi chiamerebbero ricchione. Stamattina lì negli uffici della cooperativa è arrivata una segretaria romena, e giù battute pesanti, e un mio collega passando le ha pure toccato il culo. Ma vorrebbero che fosse fatto alle loro figlie? Alle loro sorelle? Io questo mi chiedo. Bisogna fare un lavoro lungo, lunghissimo ma si può fare: ieri sera ho sentito la conferenza del professore Asor Rosa. Qualcosa ho capito e qualcosa no, ma mi sentivo così contento di stare seduto in questa piazza ad ascoltare, come ho fatto anche stasera con lei. Arrivederci”. Ci stringiamo la mano, si allontana con la sua bellissima moglie e a me resta un vuoto: non so neppure come si chiama. Chiamiamolo uomo.

Qualche volta ritornano…

Vasco Mirandola e Martina Pittarello
Il diario di Adamo ed Eva
con l’ironia e la leggerezza di Mark Twain

Adamo ed Eva – foto di Luigi De Frenza
  • Domenica 26 febbraio 2017, h 18 a Caprino Veronese
  • Sabato 11 marzo 2017, h 20:45 a Sovizzo ( VI)
  • Domenica 12 marzo2017, h 17 a Paderno del Grappa ( TV ( sala della biblioteca comunale)
  • Venerdì 17 marzo 2017, ore 20:30, San Vito di Leguzzano, circolo Arci

Gender, le parole per dirlo

Nuova educazione sentimentale
ovvero, essere belli al tempo di Instagram

Lezione-spettacolo
con Valentina Brusaferro e Martina Pittarello


Gender, le parole per dirlo
(National Geographic Italia, gennaio 2017)

Che cosa significa cisgender? Come si vede una persona “non binaria”? Che cos’è l’intersessualità? Piccolo glossario per orientarsi nel controverso tema delle identità di genere e dei loro aspetti culturali, sociali, biologici e politici

A ognuno la sua identità
Per farsi un’idea di quella che è stata definita gender revolution, basta osservare questa foto di gruppo. Attraverso contatti con gruppi di attivisti, National Geographic ha riunito 15 persone che rappresentano un ampio spettro di identità ed espressioni di genere. Le definizioni in corsivo sono state fornite dai soggetti stessi.

1. Harry Charlesworth, 20 anni, queer  |  2. Asianna Scott, 20, modella androgina  |  3. Memphis Murphy, 16, femmina transgender  |  4. Angelica Hicks, 23, femmina etero  |  5. Alex Bryson, 11, maschio transgender  |  6. Morgan Berro Francis, 30, bi-gender  |  7. Denzel Hutchinson, 19, maschio eterosessuale  |  8. Eli, 12, maschio trans  |  9. Ariel Nicholson Murtagh, 15, femmina transgender  |  10. Lee, 16, transboy  |  11. Pidgeon Pagonis, 30, persona non binaria intersessuale  |  12. Shepard M. Verbas, 24, genderqueer non binario  |  13. Cherno Biko, 25, attivista nera/trans  |  14. Jules, 16, transboy  |  15. Alok Vaid-Menon, 25, non binario.

Questo glossario è stato redatto con la consulenza di Eli R. Green, del Centro Studi sulla Sessualità Umana della Widener University della Pennsylvania, e di Luca Maurer, del Centro per la formazione, l’assistenza e i servizi LGBT dello Ithaca College di New York, coautori del volume The Teaching Transgender Toolkit (che potremmo tradurre “manuale per comprendere il transgender”). Agender: Persona che non si riconosce in un genere classificabile come uomo o donna o che non si identifica con alcuna identità di genere.

Androgino: Combinazione di tratti maschili o femminili o espressione di genere non tradizionale.

Cisgender: Persona la cui identità di genere corrisponde al sesso biologico assegnato alla nascita.

Disforia di genere: Detta anche “disturbo dell’identità di genere” è la diagnosi medica per chi ha una forte identificazione nel sesso opposto a quello di nascita. La sua inclusione nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) dell’Associazione psichiatrica americana è oggetto di polemiche nelle comunità transgender in quanto implica che si tratti di una malattia mentale anziché di un’identità. Tuttavia, poiché negli Stati Uniti è richiesta una diagnosi formale per ricevere o fornire un trattamento, la disforia di genere può consentire l’accesso a cure mediche a persone che non ne avrebbero diritto. [In Italia la diagnosi è necessaria per attivare il percorso per la riassegnazione chirurgica del sesso e il cambiamento di genere sui documenti anagrafici, che devono essere entrambi autorizzati dal tribunale. Nota della redazione italiana].

Espressione di genere: Il modo in cui una persona esplicita agli altri il proprio genere, il che di solito include lo stile personale, l’abbigliamento, l’acconciatura, il trucco, i gioielli, l’inflessione della voce e il linguaggio corporeo. L’espressione di genere è tipicamente classificata in maschile, femminile o androgina, ma non corrisponde necessariamente all’identità di genere di una persona.

Genere binario: Concetto che prevede la classificazione di genere basata esclusivamente sul sesso assegnato alla nascita anziché su un continuum o uno spettro di identità ed espressioni di genere. Il genere binario è considerato limitante da chi non sente di appartenere a una delle due categorie tradizionali (maschio o femmina).

Genere conforme: Una persona di genere conforme ha un’espressione di genere coerente con le norme culturali previste per quel genere: i maschi sono o dovrebbero essere mascolini, le femmine sono o dovrebbero essere femminili. Non tutte le persone cisgender sono di genere conforme e non tutte le persone transgender sono di genere non conforme. (es: una donna transgender può avere un’espressione di genere molto femminile).

Genere non conforme: Persona la cui espressione di genere è considerata incoerente rispetto alle norme culturali previste per quel genere: maschi non “abbastanza mascolini” o femminei, e femmine non “abbastanza femminili” o mascoline. Non tutte le persone transgender presentano non conformità di genere, né tutte le persone non conformi si identificano come transgender. Anche i cisgender possono essere di genere non conforme. La non conformità di genere è spesso erroneamente confusa con l’orientamento sessuale.

Genderfluid: Persona la cui identità o espressione di genere oscilla tra maschile e femminile o si colloca tra i due.

Genderqueer: Persona la cui identità di genere non è né maschile né femminile, si trova in mezzo o al di là dei generi o è una combinazione di generi.

Identità di genere: Frutto di una consapevolezza interiore e radicata del genere in cui una persona si identifica.

Intersessuale: Termine ombrello che indica una conformazione riproduttiva, genetica, genitale o ormonale che ha come risultato un corpo non facilmente classificabile come maschile o femminile. Il termine è spesso confuso con transgender, benché siano categorie completamente distinte. “Ermafrodito” è oggi considerato termine desueto se non offensivo.

LGBTQ: Acronimo usato per riferirsi a persone e comunità lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e/o che sono in dubbio sulla propria identità. LGBTQ non è sinonimo di “non eterosessuale”, perché questo implica scorrettamente che il transgenderismo sia un orientamento sessuale. Tra le varianti, LGBT e LGBQ.

Marcatore di genere: La designazione che appare sui documenti ufficiali. Per i transgender è il sesso di nascita, a meno che lo cambino legalmente, laddove è permesso.

Non binario: termine che descrive identità ed espressioni di genere che non rientrano nel “binario” maschio/femmina.

Orientamento sessuale: La direzione verso cui si indirizza la preferenza sessuale di un individuo, che può essere attratto da persone dello stesso sesso, del sesso opposto, di entrambi i sessi o a prescindere dal sesso o dal genere. Chi non prova attrazione sessuale può definirsi asessuale. L’orientamento sessuale riguarda l’attrazione verso gli altri (esterno), mentre l’identità di genere è il senso di sé (interno).

Pronomi: Il pronome che una persona sceglie di usare per riferirsi a se stessa è il più rispettoso e preciso e va rispettato. Perciò è sempre meglio chiedere a una persona quali pronomi preferisce. Nella lingua inglese, oltre ai comuni “lui” (he), “lei” (she) e “loro” (they), di recente sono stati coniati altri pronomi di genere politicamente corretti come “zie” e “per”.

Queer: Termine ombrello che identifica persone non eterosessuali e/o cisgender. Storicamente denigratorio, è stato riabilitato da alcuni ma è ancora considerato offensivo da altri.

Soppressione della pubertà: Processo medico che sospende i cambiamenti ormonali che avviano la pubertà nei giovani adolescenti. Ne consegue un ritardo dello sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie (crescita del seno o dei testicoli, crescita dei peli del viso, ridistribuzione del grasso corporeo, cambiamenti della voce). Il blocco concede più tempo per decidere se intervenire con trattamenti ormonali e può impedire l’aumentata disforia che spesso accompagna la pubertà nei giovani transgender.

Transessuale: Termine obsoleto che in passato era usato per riferirsi a una persona transgender che avesse subito interventi ormonali o chirurgici per cambiare il proprio corpo in modo da essere più conforme a un’identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita. Benché usato tuttora da alcuni come definizione sommaria dell’identità, è generalmente da preferirsi il termine “transgender”.

Transgender: A volte abbreviato in “trans”, questo aggettivo è usato per descrivere una persona la cui identità di genere non corrisponda al sesso biologico assegnato alla nascita. Può riferirsi a uno spettro di identità che comprende ragazzi e uomini transgender – persone che si riconoscono come ragazzi o uomini ma alle quali sia stato assegnato il sesso femminile alla nascita – e ragazze e donne transgender, persone che si sentono ragazze o donne ma alle quali sia stato assegnato il sesso maschile alla nascita.

Transizione medica: Una serie di interventi medici che comportano trattamenti ormonali e/o chirurgici per cambiare il corpo di una persona in modo che corrisponda alla sua identità di genere. La transizione medica è il trattamento medico generalmente accettato per la disforia di genere.

Fonte: The Teaching Transgender Toolkit, di Eli R. Green e Luca Maurer

TRA CIELO E TERRA: STORIE DI MITI A PALAZZO CHIERICATI

Tra cielo e terra: storie di miti a palazzo Chiericati

Itinerario didattico a Palazzo Chiericati, a cura di Ardea – associazione per la didattica museale

Attraverso una narrazione teatrale si darà voce a personaggi ed eroi del mito tratti dalle Metamorfosi di Ovidio. Gli alunni saranno guidati nella stanze di palazzo Chiericati a comprendere i significati e l’universalità del messaggio narrati da queste storie nelle quali i nobili del Cinquecento si identificavano al punto da voler lasciare loro stessi, con memorabili imprese, un segno indelebile e tangibile del loro passaggio sulla terra, ad onore e gloria del loro casato.

SCUOLA SECONDARIA DI I e II GRADO (1h e 1/2)

Info: ass.ardea@gmail.com